I giornali ci sono ricascati: di fronte ad un nuovo episodio di violenza che ha visto per protagonista un ragazzo accoltellare il padre, reo di avergli spento la ps3, eccoci di nuovo qui, noi del mondo videoludico, a doverci difendere di fronte alle nuove infamanti quanto assurde accuse dell'opinione pubblica, riguardanti appunto la violenza presente in questo mondo, il tempo passato alienandoci e il disinteresse totale nei confronti del PEGI, il sistema europeo di valutazione dell'età minima consigliata per giocare un qualsiasi prodotto. Tuttavia, di fronte ad un'accozzaglia di ignoranti in materia, non posso fare altro che scendere in campo a difesa del nostro passatempo preferito: questo infatti, come altri episodi, non scaturisce unicamente dall' grado di coinvolgimento videoludico, quanto più dalla psicolabilità degli individui e dall'incapacità dei genitori di porre un limite adatto concordato con il figlio: fino a quando questo non succederà, tali episodi si ripeteranno, ma io mi rifiuterò di riconoscere colpe ai videogiochi, ai programmatori e a tutte le persone a contatto con il settore; inoltre, guai se la politica tenterà riforme inadatte senza il consulto di esperti in materia: in fondo, che differenza c'è fra ciò, la violenza talvolta più brutale trasmessa al cinema o l'impoverimento culturale trasmesso perennemente in televisione???Guybrush Frisus
si esatto, è un'evidente demonizzazzione di un mezzo che sin da troppo ormai viene associato erroneamente al mondo infantile, il videogioco è arte, frutto della fantasia e dell'ingegno umano e in quanto tale non deve avere vincoli espressivi, piuttosto deve essere vincolata l'esperienza per i più giovani che come non possono assistere a un film violento così non dovrebbero giocare ai videogiochi violenti
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